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Emile Jaques Dalcroze, compositore e pedagogo svizzero, ideò il metodo ai primi del '900, spinto dalle difficoltà ritmiche che riscontrava nei suoi allievi del Conservatorio di Ginevra. Obbiettivo del metodo è stabilire collegamenti tra corpo, mente, sfera emotiva dell'allievo, finalizzati a una percezione e a un'assimilazione profonda di tutti gli elementi musicali.
Secondo Dalcroze la teoria si apprende partendo dalla pratica: l'analisi e la codificazione di un elemento musicale avvengono soltanto dopo averlo sperimentato e studiato attraverso il movimento.
Le lezioni sono collettive: il lavoro attraverso particolari esercizi corporei per sviluppare l'ascolto interiore e la capacità di sentire, di interiorizzare e di proiettare pensieri, sentimenti, capacità d'insieme e di improvvisazione sono alcune tra le varie attività che contribuiscono a creare una vicinanza tra i partecipanti, instaurando così un rapporto di fiducia reciproca e un'atmosfera di serenità, collaborazione e solidarietà di gruppo.
Particolare attenzione viene data all'aspetto pedagogico: l'insegnante parte sempre dall'allievo e dalle sue capacità, per fare gradualmente nuove proposte.
In questo tipo di lavoro gli allievi acquisiscono non solo capacità tecniche ma anche creative ed espressive applicabili in vari campi: quello musicale (esecuzione strumentale, insegnamento), dello spettacolo (danza, teatro), della terapia (musicoterapia, psicomotricità).
Il metodo, di recente introdotto come materia obbligatoria nella sezione professionale del Conservatorio della Svizzera Italiana, è in continua espansione e sviluppo nei Conservatori di molti paesi e nelle Università di Svizzera, Inghilterra, Canada, U.S.A., Australia. Tratto dal sito www.dalcroze.ch
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