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L'ambiente intrauterino, in cui ogni essere umano vive il periodo della sua prima e più delicata formazione, ha connotazioni fortemente sonore: sono presenti suoni che, per la loro ritmicità e costanza, costituiscono punti di riferimento per il feto (battito cardiaco, voce materna), o suoni improvvisi e di una certa durata, provenienti dall'esterno del corpo materno, più deboli o più forti, quali musiche che possono risultare gradevoli o sgradevoli al feto...
La percezione dei suoni, per via tattile e uditiva, è uno dei veicoli privilegiati per lo sviluppo di processi di orientamento, conoscenza e interazione da parte del piccolo nei confronti del mondo esterno. Attraverso i suoni, specie quelli della voce materna, il feto inizia a percepire i significati degli stati d'animo che quei suoni veicolano, e ad essi risponde con mutamenti del suo battito cardiaco e/o del suo stato (movimenti di vario tipo o stati di quiete).Il suono ha altresì la possibilità di tonificare il nascituro e di fargli percepire in modo "amplificato" le emozioni materne, creando le basi per la consapevolezza della propria individualità.Cantare o parlare al proprio figlio, o ascoltarlo nelle sue espressioni motorie, può sollecitare, nel feto, la percezione di essere "colui che riceve" e "colui che offre", in un reciproco scambio madre-figlio, in cui si pongono le basi di un modello di comunicazione.Il bimbo prenatale è continuamente stimolato da suoni, rumori, voci e odori provenienti dalla cavità endouterina o dall’ambiente esterno. Il liquido amniotico e la placenta sono i primi trasmettitori e conduttori delle stimolazioni colte dal feto (Nathanielsz). Il bimbo endogestazionale è quindi dotato della capacità di ricevere stimoli e di entrare in contatto con il mondo; questi stimoli determinano la crescita neurofunzionale, cerebrale e motoria del feto. La respirazione veloce, determinata nel feto dallo stato di fumatrice della madre, è considerato come uno sforzo da parte del piccolo per procurarsi sufficiente ossigeno. Questo dimostra come la respirazione sia uno dei primi comportamenti ad essere influenzati dallo stile di vita e dal grado di cultura della madre.
Il rumore principale percepito in ambiente uterino è quello del battito cardiaco della madre; nei mesi in cui è podalico le orecchie sono a diretto contatto col muscolo cardiaco materno, mentre nei mesi in cui è in posizione cefalica avverte la pulsazione dell’arteria cardiaca uterina; comunque il bimbo è sempre “avvolto” dalla vibrazione del liquido amniotico prodotta dal pulsare cardiaco materno. È probabile che il feto prediliga alcune musiche piuttosto che altre e che si muova in modo diverso a seconda delle sue preferenze. Interessanti sono gli studi sull’effetto del rumore cardiaco sul feto e sul neonato. Murooka ha dimostrato che il feto ‘memorizza’ il ritmo cardiaco materno che, se registrato e riproposto al piccolo dopo la nascita, ha su di lui una funzione rilassante. De Casper e Sigafoos (1983) hanno osservato invece che il movimento del neonato aumenta o diminuisce ascoltando il battito cardiaco di un gestante in stato di agitazione o in stato di rilassamento. Molti altri studiosi (Madison, 1986; Van Den Bergh, 1990; Barbara Kisilevsky e Darwin Muir, 1991) sono arrivati a dimostrare che il feto è in grado di reagire e di rispondere a stimoli sonori. Vien da se che il piccolo venga quindi influenzato dagli stimoli che riceve, dal suo stesso esperire.La psicologa Frances Rauscher ha dimostrato come l’ascolto prenatale di Mozart e di altri compositori barocchi potesse essere associato ad un incremento delle competenze spazio-temporali nel corso della vita del nascituro. Un’altra ricerca ha dimostrato che la musica classica, in particolare i movimenti lenti delle composizioni barocche o in stile barocco, con la ricchezza melodica che le contraddistingue ed il loro ritmo di 55-70 battiti al minuto, determina nel cervello il passaggio da uno stato di iperattività ad uno stato di vigilanza e rilassamento. La musica classica stimola il rilascio di endorfine e riduce il livello degli ormoni dello stress nel sangue, dando beneficio sia alla madre che al bambino. Bibliografia: - Damiania Fiscon “Canto e uso creativo della voce durante la gravidanza”, dispense scuola ISPPE 19 febbraio 2005. - Pier Luigi Righetti “Elementi di Psicologia Prenatale”, Edizione Magi.
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