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Cos'è l'intelligenza

di (tratto da un articolo a cura della Prof.ssa Lucia Cucciarelli IRRSAE Emilia Romagna Sezione Educazione Permanente )
 

Per Platone si trattava di un concetto semplice: l’intelligenza è ciò che distingue le diverse classi sociali ed è distribuita da Dio in maniera diseguale. Tanto fissa e innata è la dotazione di ogni singolo individuo che un miglioramento generale si può ottenere soltanto attraverso una limitazione della riproduzione con provvedimenti eugenetici.
Aristotele in maniera più egalitaria sosteneva che tutte le persone, tranne gli schiavi, esprimessero facoltà intellettive più o meno uguali, e che le differenze fossero dovute all’insegnamento e all’esempio.
Al giorno d’oggi esistono diverse concettualizzazioni di intelligenza.
Quando pensiamo all’intelligenza, molti pensano al QI, al punteggio che si ottiene in un test di intelligenza e in effetti nell’arco di tutto il XX secolo gli psicometristi hanno sostenuto di essere in grado di stimare in maniera accurata l’intelligenza delle persone - dal momento quasi successivo alla nascita – con una batteria di test di circa mezzora; ma molte variabili sono in qualche modo collegate al successo scolastico che a suo volta collegato al livello di inserimento nel mercato del lavoro e quindi c’è una correlazione alta fra QI e il rendimento professionale definitivo.
Molte ricerche hanno dimostrato che il conseguimento di un punteggio basso fa sì che gli insegnanti attribuiscano un basso potenziale a questi bambini,che vengono poi limitati nelle loro aspirazioni, subiscono danni all’autostima e alla fiducia in se stessi, scivolando spesso in vari generi di disperazione sociale.
L'intelligenza veniva letta all'inizio del secolo come un'entità misurabile secondo gli studi di Galon e Alfred Binet che negli anni '30 fu il padre del QI.
Il dibattito sull’effettiva capacità di questi test continua, anche se tra mille polemiche e disconferme circa la loro effettiva attendibilità scientifica, ma ricordo che in forza degli studi dell’inglese Henry Goddard, seguace di Alfred Binet, in molti stati americani all’inizio del secolo il QI divenne un’arma sfacciatamente razziale: negli USA si dimostrò che l’83% degli ebrei, l’80% degli ungheresi il 79% degli italiani 87% dei russi era composto da ‘deboli di mente’ e questo livello di debolezza mentale divenne un’arma a favore del controllo dell’immigrazione che divenne legge nel 1924.
Molti seguaci di Goddard e Terman patrocinarono la causa della sterilizzazione dei deboli di mente, una politica che per molti anni alcuni stati adottarono, dando luogo a migliaia di interventi chirurgici. Queste tesi hanno asservito inoltre le teorie di selezione della razza anche in Europa con qualche indesiderata conseguenza…

Un’intelligenza misurabile (o forse no?)
Negli ultimi anni numerosi psicologi hanno denunciato e rifiutato l'uso dei test di misurazione del QI, dimostrandone l'assoluta incongruenza.
Viviamo tuttavia ancora in un clima di oscurantismo e di superstizione, che concepisce l’intelligenza come entità fissa, altrimenti perché useremmo espressioni e definizioni del tipo " limitate capacità espressive – il massimo livello di appredimento – alunno poco dotato intellettualmente, ecc."
Chi di noi rispetto alla convinzione di poter certificare e misurare l'intelligenza o meglio le capacità cognitive di un suo alunno o le sue potenzialità intellettive non ha usato simili espressioni, scagli la prima pietra!
Lo psicologo americano Albert Bandura ha dimostrato con le sue ricerche come questo processo di etichettattura e di attribuzione di livello di intelligenza inneschi le pessimistiche attese di insegnanti, si manifesti in scarse aspirazioni dei genitori nei confronti dei figli, condizioni la bassa motivazione scolastica dei figli per lo studio, dove lo scarso rendimento è attribuito a limitate capacità mentali e - il cerchio si chiude - producendo bassi livelli di autostima negli alunni ‘intellettualmente meno dotati’ che spesso si possono solo percepire come individui incapaci. Tra questi individui nasce spesso il ‘leader negativo’ che reagisce ai presunti insuccessi a lui attribuiti, ricercando altre forme di riconoscimento da parte del gruppo o di realizzazione narcisistica.
Tra le migliaia di iscritti ai corsi delle università aperte, o comunque fruitori dell’Educazione a Distanza nessuno può ancora dirci, perché mancano gli studi di caso, in quale percentuale siano coloro che hanno abbandonato la scuola o abbiano raggiunto bassi profili di scolarità, o abbiano rinunciato a proseguire gli studi superiori per gravi interferenze dei fattori emozionali nell’apprendimento, o per semplice considerazione svalutante e negativa dei propri maestri.
Comunque Gabriel Mugny e Felice Carugati dell’Università di Bologna sostengono che l’intero concetto di intelligenza si possa comprendere solo come rappresentazione sociale, o come concetto sociale, la cui funzione è quella di razionalizzare un mondo complesso. Essi affermano che "l’intelligenza è la creazione storica di una particolare cultura analoga all’idea dell’infanzia e a sostegno di questa tesi dimostrano che l’idea di intelligenza varia moltissimo da una cultura all’altra, cambi nel corso del tempo nella stessa cultura, venga definita in modi differenti per bambini di età differenti e vari a seconda del campo di esperienza sociale degli individui.
Molti teorici evoluzionisti ritengono che l’intelligenza si evolva con l’ambiente.
I connessionisti sono convinti di avere identificato le unità e i processi fondamentali che svolgono il lavoro dell’intelligenza.
C'è una perfetta rispondenza, affermano altri studiosi, fra il macro e il micro: se riusciamo a studiare le fondamentali leggi fisiche dell'universo è perché il cervello, in micro, ne riproduce i meccanismi.
I neurobiologici studiano e documentano l’origine chimica delle emozioni.
Una delle descrizioni più esaurienti rimane comunque la definizione di Piaget, secondo il quale una delle funzioni chiave dell’intelligenza è generare la previsione, cioè produrre l’anticipazione del cambiamento e quindi l’azione costruttiva per realizzarlo o annullarlo. Piaget ha offerto forse la istematizzazione più completa di un modello interno al soggetto che si sviluppa dall'agire in senso motorio all'agire logico astrattivo.
Ma il concetto di conoscenza sta mutando e nella società della rete i costruttivisti sostengono che la conoscenza sia distribuita e che solo in minima parte sia all'interno della nostra mente.
Pierre Levy parla di spazio del sapere e sostiene che la rete e l’uso di Internet favoriscano la nascita di una nuova forma di intelligenza collettiva, o meglio connettiva: la ricerca di informazioni, lo scambio di informazioni e la loro rielaborazione comune sono molto più della loro semplice somma e producono forme di conoscenza e stili di apprendimento diversi e del tutto nuovi.
I paradigmi dell'apprendimento aperto e dell'apprendimento cooperativo, che tratteremo in seguito, rientrano in questo concetto di intelligenza collettiva e nel modello di rete che è anche simbolo di una diversa organizzazione dell'attività umana, nel senso di una società più flessibile e decentrata.

Ma allora l'intelligenza: cos’è?
Il dibattito su cosa sia da intendersi per intelligenza, lungi dall’approdare a conclusioni certe è ancora animatissimo, sembra però avere messo d’accordo gli studiosi delle varie correnti epistemologiche su questi aspetti:
• non è genetica, (anche se tutti sanno che quando un bambino nasce non sa parlare né fare di conto e tantomeno conosce la fisica: ma gli studi più recenti hanno rivelato che non è una tabula rasa, ma è già programmato per imparare a parlare e sa fare di conto in modo rudimentale. È parte del nostro patrimonio biologico, dovuto ai geni. Noam Chomsky sostiene che "per l'uomo imparare il linguaggio è istintivo, come per un ragno tessere la tela". L'apprendimento del linguaggio inizia prestissimo: a 24 ore di vita il bambino per fare attenzione ai suoni smette di succhiarsi il dito. Gli studiosi hanno dimostrato che anche fare il plurale o il passato remoto sono capacità che si trasmettono geneticamente).
• non è matrice culturale,
• non è puro apprendimento correlato all’istruzione,
• non è contesto sociale,
ma è la somma variabile di tutti questi fattori, che come le note su un pentagramma, concorrono con diversi e variabili accenti a produrre e sviluppare la musica del nostro pensiero.
Ken Richardson, autore di ‘Che cos’è l’intelligenza’ (Einaudi 1999) professore emerito dell’Open University, università statale inglese che rappresenta la più ampia organizzazione di ODL - Open Distance Learning – comprendente solo in Europa più di 200.000 allievi, sostiene che nei sistemi cognitivi queste interazioni hanno il compito di armonizzarsi alle strutture dell’ambiente esterno, che possono variare enormemente nel corso della vita. Negli esseri umani l’evoluzione di uno stile di vita sociale e cooperativo ha accresciuto enormemente la complessità di tali strutture, rendendo necessario un nuovo sistema d’intelligenza, in modo che l’individuo possa a sua volta agire su questi sistemi esterni e ristrutturarli in continuazione.
Non misterioso agente interno che aspetta le condizioni propizie per essere efficaci, ma prodotto dello sviluppo di relazioni dinamiche ed efficaci.

 
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