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Il bullismo

di Eddy Chiapasco - leggi la scheda di questo autore
 

Ripensando al proprio passato scolastico ognuno può ricordare qualche episodio di bullismo. Il termine bullismo fa riferimento a tutti quei comportamenti prevaricanti che vengono messi in atto da un singolo o da un gruppo nei confronti di una vittima.

Gli studi sull’argomento sono recenti e stimolati soprattutto dalla gravità di alcuni episodi accaduti nelle scuole. Il problema, rimasto inosservato (anche se presente da sempre) per lungo tempo, sta diventando di grande attualità ed oggetto di intervento.

Le varianti comportamentali messe in atto dal bullo sono di vario tipo: dal deridere al picchiare, dallo scarabocchiare sul diario allo strappare i vestiti. Pare sia diverso il bullismo messo in atto dai maschi rispetto a quello messo in atto dalle femmine. Il comportamento da “bullo” maschile è infatti orientato all’agire, ad una aggressività di tipo fisico, mentre quello femminile sottende una aggressività psicologica, volta a colpire la vittima isolandola in primo luogo dalla sua migliore amica. Il bullo tende ad agire in gruppo per aumentare la sua “forza” e per la necessità di ottenere il consenso degli altri. La sua personalità è di tipo estroverso, ove notevole importanza riveste la fisicità. Sembrerebbe infatti che vi sia una correlazione tra il bullismo e le caratteristiche fisiche corporali, dal momento che spesso il bullo è fisicamente più grande e di corporatura più robusta. La vittima ha una personalità introversa, timida e con la tendenza all'isolamento.

Ad una prima analisi potrebbe sembrare corretto affermare che i comportamenti di bullismo avvengono nel percorso che il bambino compie tra la scuola e la propria abitazione. In realtà le ricerche hanno dimostrato che la maggior parte degli atteggiamenti prevaricanti vengono messi in atto all’interno della scuola, nei momenti di intervallo e soprattutto nella pausa pranzo.

Come può un genitore capire se il proprio bambino è coinvolto nel fenomeno del bullismo?

Intanto è bene riflettere sul fatto che la probabilità che ciò accada è statisticamente molto elevata. Le ricerche effettuate hanno individuato una serie di indicatori che possono far presumere se il bambino è una potenziale vittima. Una richiesta improvvisa di non voler più andare a scuola, la sparizione di matite o riscontrare danni ai vestiti del bambino, sono forti indici di allarme.

Spesso il bambino ha paura a confidarsi con i genitori. Il suo timore principale è che il genitore lo renda ridicolo agli occhi dei compagni andando ad accusare il bullo. Non è un problema banale e le tragiche vicende del passato purtroppo lo insegnano.

Come agire dunque? Gli studiosi suggeriscono di porre molta attenzione al dialogo con i propri figli ed eventualmente interessare le maestre, al fine di aumentare il controllo anche e soprattutto nei momenti di intervallo. Aggiungerei inoltre, di porre masima attenzione anche al rapporto che si instaura tra i genitori e gli amici del bambino. Il soggetto vittima di bullismo è, come abbiamo visto, spesso isolato, senza amicizie e senza il consenso dei compagni. Il genitore, sotto questo aspetto, può far molto: organizzare festicciole o invitare gli amichetti a casa per studiare possono rappresentare momenti utilissimi, sia per instaurare un buon rapporto con gli amici del proprio figlio, sia per aumentare la capacità di socializzazione e rendere così meno esposto il bambino ai soprusi degli altri.

 
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