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Aprassia

di Alessandra Banche - leggi la scheda di questo autore
 

L'aprassia viene definita come un disordine di pianificazione e di programmazione dell'azione complessa, non dovuta a:

•  paresi: se la paresi è unilaterale, è difficile stabilire se si tratta di paresi o aprassia
•  atassia: scoordinamento nell'esecuzione di movimenti in seguito a lesione del cervelletto
•  distonia: non normale tono muscolare (i muscoli sono sempre un po' tesi)
•  discinesia: movimenti involontari
•  acinesia: incapacità nell'iniziare un movimento
•  perseverazione.

In genere l'aprassia tende a risparmiare i movimenti assiali (del capo e del tronco) mentre possono essere menomate la capacità di utilizzare oggetti, fare dei gesti o riprodurre forme, tutte azioni che implicano una manualità fine. La terminologia utilizzata per descrivere le varie forme di aprassia si è dimostrata contraddittoria e fonte di confusione: non esiste uno schema classificatorio ufficialmente accettato. Nonostante ciò, possiamo distinguere le seguenti forme di aprassia, denominate in base al tipo di compito che il paziente esegue in modo deficitario:

•  Aprassia di utilizzazione: è la difficoltà a compiere azioni adeguate con gli oggetti. Gli errori possono essere azioni corrette ma non appropriate in relazione all'oggetto (ad esempio, usare un apriscatole come se si trattasse di un martello), errori spaziali (scrivere con il lato senza punta della matita), o di omissione (versare l'acqua nel bicchiere senza avere prima svitato il tappo della bottiglia). Gli errori possono essere circoscritti all'imitazione dell'uso di oggetti, nel senso che il paziente non sa dimostrare come usa un oggetto “per finta” (ad esempio, fingere di pettinarsi con una spazzola immaginaria). La difficoltà nell'uso di oggetti è anche conosciuta come aprassia ideativa termine che indica l'incapacità di richiamare in memoria azioni ben consolidate in precedenza.

•  Aprassia ideomotoria: il paziente è compromesso nell'imitare una serie di azioni semplici o prive di significato ma conserva la capacità di pianificare un'azione familiare. Egli è in grado di giudicare se una sequenza di azioni a lui note (ad esempio, preparare il caffè) è corretta oppure no se la vede eseguire da un esaminatore, ma non è in grado di riprodurla a sua volta.

•  Aprassia dello sguardo: il paziente non riesce a volgere lo sguardo nel punto desiderato, può tenerlo fisso in un punto o farlo vagare casualmente. È un fenomeno legato alla modalità visiva.

•  Aprassia costruttiva: è un'alterazione di azioni complesse nello spazio, visibile particolarmente attraverso i test di copia e di disegno. Gli errori generalmente compiuti dal paziente sono: impoverire la figura, tratti irregolari, invertire i rapporti spaziali, disegnare su un lato del foglio anziché al centro. Manifestazioni tipiche sono: il diagramma esploso (i tratti che andrebbero incastrati vengono disegnati staccati), e il closing in (disegnare la copia troppo vicina al modello, addirittura sovrapponendola).

•  Aprassia bucco-facciale: è spesso associata ad alcune forme di afasia. Il paziente può avere difficoltà a compiere vari movimenti con la bocca e con la muscolatura toracica su comando, mentre non ci sono difficoltà con i movimenti automatici (quali masticare, deglutire).

•  Aprassia dell'abbigliamento: il paziente non riesce a vestirsi. È un'aprassia specifica e molto rara di cui è dubbia la reale esistenza perché in genere si associa alla presenza di negligenza unilaterale.

•  Aprassia della deambulazione: nonostante l'assenza di paresi vi è difficoltà a camminare con tendenza a cadere all'indietro, nei casi gravi la difficoltà può essere estesa a qualunque movimento con gli arti inferiori. Può essere associata ad idrocefalo normoteso (dilatazione dei ventricoli) e si manifesta con demenza e incontinenza sfinterica.

•  Aprassia diagonistica: non c'è collaborazione tra i due lati del corpo, probabilmente dovuta ad una lesione del corpo calloso. Può manifestarsi con il fenomeno della mano aliena: la mano fa qualcosa che il paziente non vuole (ad esempio, con una mano ci si abbottona la camicia, mentre l'altra la sbottona).

•  Aprattoagnosia: disturbo dell'azione che può dipendere da un mancato riconoscimento del proprio corpo (somatoagnosia), da disturbi della percezione visiva, uditiva, tattile e olfattiva (agnosia), da un deficit delle capacità gestuali (aprassia). Viene a mancare il legame tra il fare e il sapere che cosa si deve fare.

 
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