Nickname Password Entra nel sito Vai alla pagina di registrazione
Google
Web
Sito

Vuoi ricevere
la nostra newsletter?

 
Vai al sito Coppia Che Scoppia
Eventi della vita >>> Studiare >>> memoria
Stampa Invia ad un amico Preferiti Richiedi consulenza
 

La storia delle mnemotecniche

di Eddy Chiapasco
 

Con il termine mnemotecniche si fa riferimento a quelle tecniche che servono ad esercitare la memoria attraverso appropriati accorgimenti e che permettono di ricordare più facilmente nomi, parole, concetti, ecc...

Il primo studioso di mnemotecniche fu Aristotele (De memoria), ripreso da Cicerone e da Quintiliano.

Cicerone, che visse nel I secolo a.C., sosteneva che la prima di tali arti mnemoniche fu escogitata dal poeta greco Simonide (Cheo 556 - Siracusa o Agrigento 468 a.C.), attorno al 500 a.C.. Pare infatti che un nobiluomo della Tessaglia che aveva conseguito la vittoria nella lotta ai Giochi Olimpici abbia dato un banchetto a casa sua per celebrare l'evento. Simonide fu invitato a partecipare alla festa e a recitare poesie in onore del vincitore. Poco dopo aver completato il suo elogio del vincitore, Simonide fu chiamato fuori e dovette andar via. Dopo la sua partenza il pavimento della sala del banchetto crollò, provocando la morte degli ospiti. Molti fra i corpi erano irriconoscibili. Come avrebbero potuto i parenti delle vittime identificarli e offrire loro esequie funebri decorose? Simonide in quell'occasione si accorse di riuscire a ricordare con facilità dove si trovavano gli ospiti quando aveva dovuto andar via, cosicché poté identificare i corpi. Allora pensò che se la sua memoria visiva era così buona la poteva usare come aiuto per ricordare anche altre cose. Escogitò perciò un sistema consistente nel visualizzare una stanza con grande abbondanza di particolari, e poi immaginò varie cose collocate in punti speciali della stanza stessa. Ogni volta che aveva bisogno di ricordare che cosa fossero tali cose, doveva guardare nel posto appropriato con "l'occhio" della mente. Realtà, leggenda o mera fantasia? Non si sa effettivamente; l'unica cosa che si sa con certezza è che i greci erano già maestri di quest'arte, denominata appunto mnemotecnica da Mnemosine, nella mitologia greca dea della memoria, amata da Zeus e madre delle Muse. I loro insegnamenti e i loro sistemi vennero prontamente recepiti dagli antichi Romani e divennero popolari presso gli oratori classici, i quali ebbero in Cicerone uno dei più grandi esponenti dell'antichità. Fu proprio lui infatti a perfezionare il metodo dei loci, antenati dei moderni cassetti mentali. Come tutte le arti, anche lo studio delle mnemotecniche ha avuto, nel corso dei secoli, i suoi periodi di splendore e di oscurità.

Nel ventesimo secolo un personaggio molto interessante è senza dubbio il mnemonista russo Šereševskij. Quest'uomo dotato di una eccezionale memoria fu studiato per un periodo dallo psicologo sovietico di formazione medica Aleksandr Romanovic Lurija5 (Kazan 1902 - Mosca 1977), considerato un precursore nell'ambito della neuropsicologia. Le capacità straordinarie di Šereševskij, che era giornalista, furono scoperte per la prima volta quando il suo direttore notò che, per quanto complesse fossero le istruzioni che gli venivano impartite prima di mandarlo fuori per un servizio, non prendeva mai appunti. Nonostante ciò era in grado di ripetere tutto ciò che gli era stato detto parola per parola, cosa che egli dava semplicemente per scontata. Il suo direttore, rendendosi conto di trovarsi di fronte a un caso un po' insolito, lo mandò da Lurija, che lo sottopose ad una serie di test mnemonici di crescente difficoltà. Sembrava che non ci fosse limite alla quantità di informazioni che Šereševskij riusciva ad imparare a memoria. Qual era il segreto della sorprendente memoria di Šereševskij? Risultò che egli aveva immagini mentali notevolissime ed era in grado di crearle rapidamente e facilmente. Šereševskij divenne un mnemonista professionale e dava dimostrazioni della sua memoria eccezionale sulle scene. Egli integrava la sua facilità a costruire immagini mentali ad un certo numero di tecniche mnemoniche, fra cui quella di immaginare oggetti situati lungo una strada a lui familiare o quella di costruire storie per connetterli assieme. Un esempio della sua abilità nel creare una storia è costituito dal modo da lui usato per ricordare una formula senza significato ed estremamente complessa, parte della quale era come segue: Attorno al contenuto della formula egli creò la seguente storia: "Neiman () uscì fuori e frugò con il bastone (). Guardò un albero seccato che gli ricordò una radice () e pensò: "Non stupisce che questo albero sia morto e che le sue radici siano state messe a nudo, visto che esso esisteva già quando costruii queste case [casa in russo si dice dom], queste due qui ()", e di nuovo batté in terra con il bastone (). Egli disse: "Le case sono vecchie, si dovrebbe mettere su di esse una croce ()". Ciò dà un grande profitto sul capitale originario: egli investì nella loro costruzione 85.000 rubli. L'edificio è rifinito nella parte superiore dal tetto (), e sotto c'è un uomo in piedi che suona un'armonica (). Egli sta in piedi vicino all'Ufficio Postale e all'angolo c'è una grande pietra () per fermare i carri, impedendo loro di colpire con violenza l'angolo della casa ..." Questo bizzarro e lungo aneddoto non solo gli permetteva di ricordare perfettamente la formula a quel tempo, ma gli consentì di ricordarla ancora con precisione quando fu sottoposto ad un nuovo test 15 anni dopo! Come mnemonista di professione Šereševskij ebbe molto successo. Aveva però una difficoltà enorme nel dimenticare e di conseguenza la sua memoria era sempre ingombra di ogni sorta di informazioni che egli non desiderava ricordare. Infine trovò una soluzione molto semplice; immaginò che le informazioni fossero scritte su una lavagna e poi immaginò di cancellarla. Strano a dirsi, questo metodo funzionò perfettamente.

 
<<<precedente successivo>>>
Torna ad inizio pagina